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Prima
fase di intervento
Aggiudicati ad un’associazione di imprese guidate dalla piemontese Zoppoli
& Pulcher Spa, i lavori di restauro del Teatro Carignano dureranno
probabilmente meno del previsto. Il 28 maggio è iniziato il montaggio
della recinzione su piazza Carignano; subito dopo partiranno i primi
lavori nei cortili laterali e verrà rimossa la bussola d’ingresso in legno
costruita negli anni ’30.
Come annunciato in occasione dell’ultimo saluto del Teatro Carignano ai
cittadini durante il “weekend a porte aperte” del 31 marzo e 1° aprile
scorsi, che ha visto la partecipazione di oltre duemila persone, prendono
il via a fine maggio i lavori di restauro.
La tabella di marcia è stata finora rispettata: il 19 aprile il CdA della
Fondazione del Teatro Stabile di Torino ha approvato gli atti di gara, il
23 aprile è stato firmato il contratto con l’impresa aggiudicataria e il 9
maggio c’è stata la consegna dei lavori.
Motivo principale dell’aggiudicazione, unitamente al ribasso sulla base
d’asta del 18,35%, è stata la proposta di riduzione consistente dei tempi:
dai 18 mesi previsti dal bando a 15. La fine dei lavori da parte delle
imprese è quindi prevista per il luglio del prossimo anno. Seguiranno le
fasi di collaudo e completamento. Nell’intervento di restauro la Zoppoli &
Pulcher opererà in associazione temporanea di imprese con la Idro.erre,
specializzata in impianti, e la Nicola Restauri, che si occuperà dei
restauri.
Dal 28 maggio è quindi iniziata, su piazza Carignano, la posa della
recinzione di cantiere, che ingloberà il monumento a Vincenzo Gioberti.
Nelle prossime settimane la recinzione sarà rivestita con pannellature che
racconteranno per immagini e testi - in italiano e in inglese - la storia
del più importante teatro storico torinese dalle origini ad oggi, il
progetto di restauro e l’organizzazione del cantiere.
Le prime lavorazioni riguarderanno l’eliminazione di alcune superfetazioni
aggiunte negli anni ‘30:
a partire dal 30 maggio la rimozione della bussola lignea d’ingresso, che
a lavori finiti sarà rimontata nel nuovo foyer ricavato al piano
interrato, nella Sala delle Colonne nata a fine ‘800 come birreria,
a partire dal 1° giugno la demolizione delle scale nei due cortili su via
Principe Amedeo e via Cesare Battisti, che saranno successivamente
ricostruite in relazione alle nuove esigenze funzionali e secondo un
progetto che richiama gli stilemi architettonici di Palazzo Carignano.
31 maggio
2007
La Storia
Unico esempio rimasto di
struttura teatrale settecentesca in città, l’edificio venne acquistato dal
principe Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano ed inaugurato nel 1711.
Il teatro dei Principi di Carignano nacque come un teatrino “di famiglia”.
Realizzato in legno per favorire l’acustica e dotato di retro-palchi per
svestire gli abiti da viaggio impolverati e vestire quelli di
rappresentanza, era aperto ogni sera al principe e ai suoi familiari.
All’inizio del Seicento l’architetto e urbanista Ascanio Vittozzi cominciò
a dare un volto alla zona detta del “Trincotto”, compresa tra la Contrada
dell’Anello d’oro (oggi via Viotti) e i bastioni che da Palazzo Madama si
protendevano a sud, verso la Porta Nuova. C’erano, in questa zona, osterie
e luoghi di svago fra cui, appunto, il “Trincotto Rosso”: la parola
“trincotto” italianizzava il piemontese “trincòt”, che indicava un luogo
rettangolare, provvisto di gradinate sui lati, nel quale si svolgeva il
gioco della pallacorda e si tenevano spettacoli di “cerlettani”,
saltimbanchi, equilibristi…
La realizzazione del teatro originario avvenne tra gli ultimi anni del
Seicento e i primi del Settecento a cura di Luigi Amedeo, figlio di
Emanuele Filiberto, per ospitare spettacoli minori come il “ballo di
corda” o il “ballo di spada”. Proprio per questo motivo all'origine era
chiamato il “Trincotto rosso”. Solo dopo il passaggio alla Società dei
Cavalieri, nel 1727, iniziarono spettacoli di maggior lustro: prosa, canto
e balletti.
Nel maggio del 1752 venne posata la prima pietra di un nuovo teatro,
disegnato da Benedetto Alfieri con 84 logge e tre ranghi di panche in
platea, lumi a candela e stucchi lumeggiati d’oro. Il soffitto fu dipinto
da Gaetano Perego e Mattia Franceschini, e il sipario da Bernardino
Galliari. Il teatro fu inaugurato per la Pasqua del 1753 con la Calamita
dei cuori di Carlo Goldoni, musicata da Baldassarre Galluppi.
L’incendio del 16 febbraio 1786 distrusse l’edificio, imponendo una nuova
costruzione, che si realizzò in breve tempo su progetto di Giovanni
Battista Feroggio: quattro ordini di palchi, di cui venti al primo ordine,
ventuno al secondo, ventidue al terzo e quarto ordine. La divisione delle
logge era data da cariatidi in cartapesta sovrastate da un capitello
jonico, dal colore prevalentemente giallo e grigio. Riprendendo i disegni
di Benedetto Alfieri, Feroggio modificò l’edificio dotandolo all’esterno
di un ampio porticato, caratteristico dei teatri settecenteschi, e di
tredici finestre al piano nobile. La nuova sala fu disegnata a ferro di
cavallo, le decorazioni vennero affidate ai fratelli Pozzo, mentre il
soffitto e il sipario furono dipinti ancora una volta dall’ormai
ottantenne Bernardino Galliari. Nel 1845 il pittore Francesco Gonin
realizzò la decorazione del soffitto della platea, dipingendovi un Trionfo
di Bacco.
Il più antico teatro torinese ancora esistente è anche uno dei più
illustri in Italia per gli eventi artistici e culturali che ha accolto.
Nel 1751 ospitò a lungo la compagnia di Carlo Goldoni, che scrisse per il
pubblico torinese la commedia Molière.
Al Carignano, ricostruito dopo poco da Benedetto Alfieri, nacque anche la
vocazione teatrale del nipote Vittorio, che qui esordì e trionfò con le
sue tragedie.
Dopo la “bufera napoleonica”, dal 1821 al 1855 fu sede della Compagnia
Reale Sarda, ricalcata sulla Comédie Française e illustre antenata del
Teatro Stabile di Torino. Sotto Carlo Felice e Carlo Alberto, la Reale
Sarda portò al successo opere di Alberto Nota, Angelo Brofferio, Silvio
Pellico, oltre a consacrare le più grandi attrici dell’Ottocento: da
Carlotta Marchionni ad Adelaide Ristori.
Nel 1884 il teatro tenne a battesimo il primo grande successo di Eleonora
Duse, interprete della Cavalleria rusticana di Giovanni Verga. Nel 1886 vi
debuttò il giovane Arturo Toscanini, mentre nel 1888 il Carignano fu
testimone dell’entusiasmo di Friedrich Nietzsche per la Carmen.
Nel corso del Novecento il teatro ospitò storiche “prime”, come Il piacere
dell’onestà di Luigi Pirandello, e tutti i maggiori protagonisti della
scena del secolo, oltre a personalità come Jean Cocteau, Albert Camus e,
più recentemente, il premio Nobel Harold Pinter.
Nel 1977 la Città di Torino, proprietaria dell’edificio fin dall’Unità
d’Italia, lo affida ufficialmente al Teatro Stabile di Torino, che ne ha
fatto una delle sue sedi permanenti.
il Progetto di
restauro

Un intervento importante e molteplice, quello a cui
verrà sottoposto il teatro
nei prossimi due anni.
Il progetto, firmato
dagli architetti Paolo Marconi, Giancarlo Battista, Gabriella De Monte,
Loredana Dionigio e dagli ingegneri Marco Bertagnoli e Giancarlo Gonnet, è
frutto di tre anni di indagini, analisi storiche, valutazioni e confronti
con gli enti di tutela.
Il Carignano, dopo numerosi restauri e trasformazioni, ha ora bisogno di
un intervento che, a lavori ultimati, possa offrire servizi rinnovati ed
ampliati al pubblico, restituendo allo stesso tempo l’edificio ai suoi
lineamenti originali.
Il teatro si affaccia su due cortili di dimensioni ristrette, chiuso tra
edifici residenziali che non consentono ampliamenti e rendono difficile
l’accesso ai mezzi per il trasporto delle scene. Il teatro potrà quindi
svilupparsi ulteriormente solo rivalutando gli spazi dell’interrato e
della copertura, e razionalizzando le relazioni verticali per integrare e
disimpegnare tra loro spazi e funzioni. Questa l’idea di base maturata del
team di esperti, che così vede il futuro ‘tecnico’ dello storico edificio.
Recupero dell’organismo originario
Verrà riaperto il portico d’ingresso, valorizzando gli elementi
architettonici settecenteschi, come il portale a serliana con colonne
binate. Il portico ospiterà l’ingresso e la biglietteria, mentre un nuovo
foyer e i relativi servizi saranno ricavati
negli spazi interrati, realizzati nel 1886 per ospitare una birreria.
Verrà inoltre proposta la “Scala della Principessa”, una scala frontale
simmetrica alla “Scala del Principe”, per risolvere un problema
distributivo che ha attraversato tutte le trasformazioni del teatro:
ancora oggi, infatti, la distribuzione verticale avviene attraverso gli
scaloni laterali progettati da Bonicelli nel 1936, che garantiscono
l’accessibilità ai palchi ed al loggione.
Riorganizzazione del sistema distributivo e potenziamento dei servizi
Gli spazi a disposizione del pubblico verranno ampliati e riorganizzati
per rendere più agibili e fluidi i percorsi, ricavando locali accessori
che potranno essere utilizzati dalla Città anche per eventi diversi dalle
rappresentazioni teatrali. La trasformazione principale riguarderà la
rimozione delle scale metalliche di sicurezza nei cortili e la
sostituzione dei corpi scala del Bonicelli con due nuovi volumi simmetrici
che ospiteranno scale, ascensori, servizi igienici e cavedii tecnici. Il
teatro sarà inoltre dotato di un impianto di climatizzazione che ne
permetterà l’utilizzo anche durante il periodo estivo.
Riorganizzazione della torre scenica
Il recupero degli spazi interrati e lo sfruttamento razionale dei locali
del sottopalco consentiranno di raggruppare tutti i locali destinati agli
attori e ai tecnici, riservando loro un ingresso indipendente da via Roma,
e destinando così i locali del primo piano agli uffici amministrativi. Un
nuovo ascensore esterno collegherà tutti gli spazi riservati alla scena.
La torre scenica verrà
quindi liberata da tutti i locali accessori, in modo da dotare il
palcoscenico di spazi oggi pressoché inesistenti; la graticcia verrà
portata più in alto e dotata di argani per la movimentazione meccanica
delle scene, potenziando i ballatoi tecnici. Per facilitare l’ingresso dal
retro di grandi scene verrà predisposta una piattaforma elevatrice nel
cortile. Infine, verrà realizzato un golfo mistico capace di assumere
conformazioni diverse, in modo da poter alternativamente ospitare
l’orchestra, utilizzare tutta la platea o prolungare il proscenio.
Restauro degli elementi decorativi
La progettazione del restauro delle superfici decorate si è basata sulla
conoscenza delle vicende storiche dell’opera, legate quindi alle
trasformazioni che ha subito nel tempo.
Le indagini eseguite sulla facciata esterna del teatro hanno consentito di
individuare i materiali costitutivi e le coloriture originali (ocra
chiaro, con lievi differenze tra i fondi e le diverse partiture
architettoniche, come le cornici delle finestre, i timpani ed i pilastri),
allo scopo di reintegrarle.
Le operazioni di restauro delle superfici decorate interne andranno a
recuperare l’aspetto ottocentesco del teatro, ora coperto da numerosi
strati successivi.
Interventi di miglioramento acustico
In passato il teatro Carignano era un’eccellente cassa di risonanza,
grazie alle strutture lignee che lo costituivano. Nel corso del Novecento,
tuttavia, la realizzazione di elementi in cemento armato a sostegno dei
palchi ha reso il teatro virtualmente incombustibile, ma al tempo stesso
incapace di vibrare. A questo si aggiunge il problema delle attuali
tappezzerie in velluto, che restituiscono un suono adatto alla voce ma non
ad eventi musicali.
Gli interventi previsti andranno a migliorare questa situazione: la
vocazione principale del teatro continuerà ad essere la prosa, ma saprà
adattarsi anche alla musica. |



Winnie & Krapp 2007 |